“Conosci te stesso”

A Delfi, in Grecia, fu edificato nel IV secolo a.C. un tempio al dio Apollo, famoso per avere inciso la scritta γνῶθι σεαυτόν (gnōthi seautón), cioè “Conosci te stesso”. E’ interessante che proprio in un luogo di culto, laddove ci immaginiamo che gli esseri umani vadano per pregare, chiedere, venerare un’entità superiore, essi vengano accolti da un invito, quasi un monito, come se, prima ancora di rivolgermi a lui, sia il dio stesso a chiedermi: “Stai conoscendo te stesso? Sei pronto per entrare?”
Ecco che il monito è in realtà una domanda, che ha percorso i secoli ma resta lì immobile, personale, solitaria. Come faccio a conoscere me stesso?

Ricordo un manuale di sociologia sul quale dovevo preparare un esame, più di vent’anni fa, che segnava una netta linea di demarcazione tra animali ed esseri umani: il testo diceva, grosso modo, che quel che ci distingue è la coscienza, ovvero la capacità di riflettere su noi stessi e quel che facciamo, dandogli un senso. Sebbene ne cogliessi la logica, non mi convinse affatto, e il trascorrere del tempo e delle esperienze ha solo rafforzato l’impressione che sempre della stessa storia si tratti, dalla Bibbia (o altri testi sacri) in poi: vogliamo dimostrare che la razza migliore, la prescelta nell’immenso mondo naturale, siamo proprio noi. Applichiamo il metro dello sviluppo tecnologico, dell’ipertrofia dell’intelligenza, a ogni aspetto della vita, sovraccaricandolo di significati “altri”.
E’ pur vero che la passione per la ricerca interiore sembra una pratica tipicamente umana, almeno per quanto ci è dato di sapere. Io trovo che sia un’attività molto affascinante, che si sposa bene con un’altra capacità specifica, quella di raccontare storie.

Siccome il mondo interno non è scandagliabile con il bisturi di un chirurgo, noi umani ci siamo attrezzati con metafore e similitudini per “dare l’immagine” del percorso che avviene in questo camminare incerto. A me piace pensare che i livelli di conoscenza interiore siano molteplici e si sovrappongano dal più manifesto al più profondo. E’ un pensiero semplice, quasi banale: immaginiamoci un frutto di cui vediamo prima la buccia, poi la polpa e infine il nocciolo. Faccio un passo avanti e dico che per me la buccia corrisponde al mio carattere, la polpa alla mia essenza individuale, il nocciolo alla mia essenza spirituale. Quindi io sono il frutto nel suo complesso e ogni sua singola parte, ma c’è di più: sono anche l’osservatore del frutto e colui che lo mangerà. Nella meditazione o in altre forme di attenzione consapevole possiamo cogliere l’esistenza di tutti questi stati in armonia, ma nella corsa e nel rumore della vita tendiamo a stare al livello del carattere. Non a caso, la prima sfida a cui viene sottoposto chi cerca di conoscere sé stesso è mordere la propria buccia, cioè conoscere le sue resistenze e i suoi narcisismi (su questo tema sono praticamente infiniti gli esempi della pedagogia spirituale orientale).
L’essenza individuale, in quanto polpa, è il nutrimento dell’esistenza ed è un mondo tutto da scoprire: la saggezza animale che giace sotto la dura coltre del carattere si risveglia. Non è solo istinto, ma emozione, intuizione, desiderio, creatività. Sono io che divento me stesso.
L’essenza spirituale è il nucleo originario di tutto ciò che sono, ma anche quel che resta dopo di me: è la mia appartenenza all’universo.

Conoscere sé stessi è un’esperienza da fare e non una deduzione logica da cogliere e, quindi, può essere dolorosa o spiacevole. Non tutti desiderano andare oltre la parte immediata di sé stessi per scoprire di avere ombre molto cupe; ma più è scura l’ombra, più è forte la luce che permette al frutto di crescere. Lo sapeva bene il dio Apollo con il suo invito a guardarsi dentro, lui che inventò le arti mediche e il φάρμακον (fàrmakon), la sostanza che era sia “medicina” che “veleno”.

“Entra nel tempio – sembra dire – ti accolgo. Potresti curarti o essere avvelenato. Ma forse, se conosci te stesso, ti accorgerai che non c’è differenza”.
Igor Reggiani

Vedi anche “Sulle tracce dell’eroe interiore”

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